Ciao Guccio!

 


Tutti quanti diventiamo vento. C'è chi spera il più lontano possibile nel tempo e chi, invece, il prima possibile.
Tu hai cantato: «Ma il tempo, il tempo chi me lo rende? Chi mi dà indietro quelle stagioni...», versi che raccontano con straordinaria intensità la poesia del mestiere di vivere.
Le tue canzoni, i frammenti delle tue parole, sono la colonna sonora che mi accompagna fin dall'adolescenza: il mangianastri, quei pulsanti enormi bianchi e quello rosso per registrare una canzone passata alla radio.
Sei i ricordi delle radio libere, nel mio caso di Radio Trasimeno Stereo. Sei i miei punti interrogativi e i profondi scoglionamenti davanti a tutto ciò che non va e con cui, prima o poi, bisogna fare i conti.
Sei la magia dei tuoi concerti. L'ultimo che ho visto è stato in Piazza Duomo, a Spoleto, il 18 settembre 2008. (Foto del concerto).
Ti hanno dato molte definizioni che, a me, fanno sorridere. Perché quando si condivide un sentire non c'è nulla da definire: si vive, in silenzio, oppure cantando ciò che si ascolta.
Le canzoni, quelle che ti sono entrate dentro, non muoiono mai.
Ciao, Guccio!


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